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Educazione o cultura finanziaria? Wysiati

Quando vicende come quella della Popolare di Bari arrivano sui giornali, si ripropone sempre la stessa storia, la cui coerenza[1] convince la nostra mente che al mondo esistono i soliti cattivi (la banca) ed i soliti buoni (gli ignari risparmiatori).

La realtà è naturalmente molto più complessa e variegata. Le sfumature di grigio sono almeno 50. Ma, come è ben noto, la nostra mente con le sfumature commette errori. E allora si cercano sintesi semplici ed emotivamente coinvolgenti.

Mi riferisco all’articolo apparso su Il Sole del 18 dicembre 2019 (vedere figura 1).

F1) L’audio di De Bustis: «Truccavate i conti» Vigilanza: piccoli investitori distolti dai BoT

Fonte: Il Sole 24 Ore 18 dicembre 2019

“Vigilanza: piccoli investitori distolti dai BoT” si legge nel titolo. “Profilo conservativo assegnato a 300 risparmiatori su 26mila che chiedevano prudenza”. Recita il sottotitolo. Infatti, si legge che, secondo gli Organi di Vigilanza, “gli obiettivi di investimento erano stati manipolati, tanto che quello di tipo conservativo era associato solo a 300 clienti, benché oltre 26mila avessero dichiarato di voler prioritariamente proteggere il capitale”. I “raggiri” rivolti ai risparmiatori consistevano, in sostanza, nell’aver distolto i clienti dall’investimento in BoT, “assicurando che le azioni della Banca Popolare di Bari erano prive di rischio”.

“Un alto rendimento senza rischio è una tentazione irresistibile anche per un esperto” ricorda Richard Thaler quando commenta la crisi del 2008 nel suo libro Nudge.

Peraltro, lo cito sempre, Benjamin Graham definisce un investimento finanziario un’operazione che assicura “il rimborso del capitale ed un soddisfacente rendimento” e poi parla dell’investimento (prudente) nei mercati azionari.

Che confusione. Quante sfumature. È impossibile chiedere ad una persona: “Tu che profilo di rischio hai?” ed ottenere una risposta seria. La migliore sarà: “Dipende”!

La cosiddetta profilatura è un momento altissimo di consulenza, ma è molto complesso realizzarla bene. Molto meglio leggere “protezione del capitale” e associarlo ad un investimento prudente come i BoT. Almeno sei sicuro di perdere. E invece, secondo la Vigilanza, il risparmiatore è stato costretto ad investire in azioni, sia pure prive di rischio.

WYSIATI. What you see is all there is[2]. Quello che facciamo vedere all’investitore è tutto ciò che c’è. Non possiamo pretendere che “veda” ciò che non gli viene fatto vedere. Vedrà quello che vuol vedere. Se gli facciamo vedere esattamente quello che vuol vedere, abbiamo fatto bingo. Conquistato.

Una regola della finanza è che per avere rendimento bisogna rischiare
Ti è chiaro, caro investitore? “Ma io non voglio rischiare… quanto al rendimento, mi basta poco, magari un 3%! Tutto qui”.

Ed ecco che spuntano le azioni “prive di rischio”. Tecnicamente un’assurdità, emotivamente un desiderio realizzato. Se poi le azioni sono della banca sotto casa, che porta il nome della mia città… WYSIATI!

Le illusioni ottiche dimostrano che possiamo commettere clamorosi errori di valutazione. Il pregio delle illusioni ottiche è che ci accorgiamo di aver sbagliato. Rimaniamo increduli, ma, di fronte all’evidenza, dobbiamo ammetterlo. Le illusioni cognitive, quelle che sono nascoste nella nostra mente, sono invece molto più cattive, perché commettiamo errori senza che ce ne accorgiamo. E, dunque, le azioni prive di rischio esistono! Magari non quelle di Popolare di Bari (ex post, ovviamente), ma sai quante ce ne sono in giro… e quante ancora ce ne saranno.

Che cosa possiamo fare, come investitori, per non rimanere intrappolati dalle banche cattive, che si approfittano del WYSIATI, per farci comprare quello che fa più comodo a loro, facendoci contenti?

Ecco la risposta magica: bisogna studiare! Chiaro, investitore? Studia la finanza, così capisci che le azioni prive di rischio non esistono. Se poi non hai studiato e il mercato ti interroga, peggio per te. La prossima volta studi. Sembro provocatorio? Non è questo il senso dell’articolo del Sole del 17 settembre 2016? (vedere figura 2).

F2) Per evitare fregature bisogna conoscere un po’ di finanza


Fonte: Il Sole 24 Ore 17 settembre 2016

“Per evitare fregature bisogna conoscere un po’ di finanza”.

Caro investitore, sei proprio ignorante. Come hai potuto comprare le azioni della Popolare di turno credendo che fossero un investimento sicuro. Conosci la differenza tra azioni ed obbligazioni? Conosci la differenza tra rischio specifico e rischio idiosincratico? No, vero? E allora che cosa pretendi, gatti e volpi si approfitteranno di te. C’è poco da fare!

Se vado in farmacia e non ho studiato chimica chissà che cosa mi propinano. Curarsi senza essere un medico è certamente molto complicato. Un modo sicuro di superare i problemi della malasanità è quello di diventare tutti medici!

Insomma, bisogna studiare. Non c’è altra strada. E infatti, “azioni, Bot e fondi: serve una patente per i risparmiatori”[3].

Certo, soluzione trovata. Per risparmiare ed investire (sui mercati finanziari) bisogna superare un esame. Non serve invece per comprare casa. Diciamo che è meglio studiare dove si nascondono volpi e gatti pronti a ingannarti. E “la finanza” è un terreno infestato da delinquenti, come è noto. Occorre difendersi da soli. Le leggi non bastano, certo. Se poi consideriamo quello che fanno (e, soprattutto, non fanno) Banca d’Italia e Consob, abbiamo chiuso il cerchio.

Che triste messaggio che diamo a chi risparmia con fatica mese dopo mese. Dove metto i miei soldi? Si domanda con terrore. WYSIATI (vedere figura 3).

F3) Azioni, BOT e fondi. Serve una patente per i risparmiatori


Fonte: www.corriere.it

Dal 22 novembre 2019 è on line il portale di educazione finanziaria della Banca d’Italia[4] (figura 4).

F4) L’Economia per tutti


Fonte: www.bancaditalia.it

Il video introduttivo è molto semplice[5]. Molto intelligente è la parte che affronta le “trappole mentali”, perché è da questo elemento che occorre partire. La conoscenza dei propri limiti nel prendere decisioni (di investimento).

In sostanza, non bisogna guardarsi dai gatti e dalle volpi, ma, in primo luogo, da se stessi. Ma la tentazione di far studiare ai risparmiatori la finanza è presente anche in questo portale.

Non credo che serva far partecipare gli investitori ad un corso di finanza. Insegnare loro come funzionano i fondi o i titoli azionari e come valutare personalmente i rischi. Anzi credo che sia proprio la direzione sbagliata. Perché in qualche modo rafforza la sensazione che studiando da dilettante, leggendo qualche giornale, navigando per siti internet, si possa imparare ad investire da soli. E allora occorre insegnare agli investitori a prendere piena consapevolezza dei propri limiti, dei propri errori, dei costi dei propri errori nelle scelte di investimento. Occorre evidenziare con ogni mezzo il fatto che per investire bene è necessaria l’assistenza di un Consulente Finanziario. È un cambiamento culturale che porta a cambiare abitudini[6].

Il cambiamento culturale è avere fiducia. Questo è il punto. Il paradosso è che la finanza vive sulla fiducia.

Il 17 agosto 2019, in piena spensierata estate, il Sole 24 Ore Plus ha dedicato il numero ad un messaggio culturale essenziale: investire nel lungo periodo. Quella che mi piace chiamare la vera regola della finanza (figura 5).

F5) Investire nel lungo periodo


Fonte: Il Sole 24 Ore Plus 17 agosto 2019

Per avere rendimento bisogna rischiare. No, non è così. Questo messaggio non produce comportamenti virtuosi, perché non tiene conto della loss aversion. Non esiste il rapporto rischio/rendimento nella nostra mente. È razionale, quindi, sbagliato. La reazione è “non voglio rischiare”. E dunque, per rischiare devo essere in qualche modo “raggirato”. Perché in realtà non lo voglio.

La vera regola della finanza è che per avere rendimento devo avere tempo

E tutti hanno tempo, chi più, chi meno. Non sto dicendo, ovviamente, che basta avere tempo e possiamo investire in azioni della banca popolare di turno. Sto dicendo che, senza tempo, anche investire in SP500 è sbagliato.

In finanza il tempo è dunque la variabile fondamentale. La cultura finanziaria si accresce se rafforziamo questo concetto di base, molto più rilevante della relazione rischio – rendimento che tutti abbiamo studiato.

In uno dei numeri estivi di “Plus” sono stati pubblicati quattro questionari rivolti agli investitori.

Il questionario ha un ruolo importante: può costituire un elemento di “spinta gentile”, nella misura in cui stimola riflessioni tra comportamento atteso e comportamento effettivo. Le domande proposte sono semplici e cercano di stimolare il pensiero lento, in modo tale che quasi tutti riescono ad individuare la risposta “politicamente corretta”, ossia quella che rappresenta il comportamento corretto. Ma immediatamente riusciamo anche a confrontare ciò che dovremmo fare (e siamo capaci di fare, visto che abbiamo individuato la risposta giusta) con ciò che facciamo o abbiamo fatto. Abbiamo dunque costruito un “riferimento” ideale e ora possiamo misurare la nostra distanza.

Il percorso proposto è il seguente:

  • Questionario 1: Consapevolezza delle esigenze della vita e delle ingenti risorse necessarie per far fronte agli impegni.
  • Questionario 2: Cultura e conoscenza finanziaria che consentono di guardare nella giusta direzione quando si prendono decisioni di investimento.
  • Questionario 3: Fiducia nel futuro: ogni investimento di lungo termine per raggiungere gli obiettivi della vita richiede una giusta dose di fiducia nel futuro.
  • Questionario 4: Atteggiamento verso l’investimento di lungo periodo. Il lungo termine ha delle regole precise, spaventa, ma deve essere affrontato con disciplina e conseguente serenità.

Ogni questionario prevede tre profili, il primo è quello “virtuoso”, il secondo è intermedio, il terzo è quello che impedisce di trovare istintivamente la soluzione corretta.

Se avete la pazienza di far fare i questionari ai vostri amici, mi piacerebbe conoscerne gli esiti (ruggero.bertelli@unisi.it). Così ho materiale per un prossimo articolo.

F6-7-8) Questionario “Una corsa a tappe per autovalutarsi”


Fonte: Il Sole 24 Ore Plus 17 agosto 2019

  1. Sull’importanza della coerenza ex post (senno del poi) per convincerci della verità di una storia, si veda Kahneman, “Pensieri lenti e pensieri veloci”.
  2. Come è noto, lo ripete mille volte Kahneman nel libro citato.
  3. https://www.corriere.it/economia/17_settembre_08/azioni-bot-fondi-serve-patente-risparmiatori-3888a6f6-94a1-11e7-add3-f41914f12640.shtml
  4. https://www.bancaditalia.it/media/notizia/online-l-economia-per-tutti-il-nuovo-portale-di-educazione-finanziaria-della-banca-d-italia/
  5. https://www.youtube.com/watch?v=PoyXENuTDQY&feature=emb_title
  6. Lo scrivevo ne Il Sole 24Ore – Plus24 – 17 settembre 2016.

(articolo pubblicato nel numero 1/2020 Investors’ Magazine)

 

Ruggero Bertelli
Professore Associato di Economia degli Intermediari Finanziari presso l’Università di Siena, dove insegna Tecnica Bancaria e Gestione del Rischio di Credito. Responsabile della Hedge Fund & Alternative Investment
Strategy Research Unit. Responsabile scientifico di eXponential srl, società di consulenza e formazione. Vice–Presidente di Prader Bank. Membro del comitato consultivo del fondo chiuso Euregio minibond di PensPlan Invest SGR. Advisor di Target Strategy, di Diaman SICAV. Svolge attività di consulenza per banche, società di gestione del risparmio e casse pensionistiche. bertelli@exponential.it

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