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Meglio investire con la scienza che perdere coi ciarlatani


31 ottobre 2019

Un anno da dimenticare, lezioni vecchie da rispolverare

In presenza di mercati sempre più difficili solo chi ha obiettivi chiari ed una rigorosa strategia d’investimento per perseguirli può sopravvivere. In alternativa meglio scegliere la tranquillità di un conto corrente che erode il potere d’acquisto ma almeno tiene lontani dai venditori di fumo il cui risultato è già scritto e rappresenta l’unica certezza dei mercati finanziari.

Anche se è difficile ricordare un anno in cui i mercati finanziari siano stati semplici da approcciare e in cui gli investitori abbiano ottenuto rendimenti elevati senza rischi eccessivi, il 2018 è stato sicuramente uno di quelli più ostici.

Alla solita volatilità ed incertezza dei mercati azionari, si è aggiunta quella delle asset class obbligazionarie a cui siamo del tutto disabituati dopo anni di politiche monetarie ultra espansive e salvataggi aziendali. Come se non bastasse anche i trend di mercato non sono stati uniformi e costanti nel corso dell’anno ma hanno subito diverse inversioni di marcia.

L’effetto congiunto di questi elementi ha mandato in crisi molti gestori e consulenti e di conseguenza i portafogli ad essi affidati hanno riportato un andamento negativo, come rivelano i dati aggregati di benchmark come l’indice Fideuram dei Fondi Flessibili (-6,3% nel 2018) o l’indice FIDA FFI Diversificati Prudenti (-4,5% nel 2018) (figura 1).


F1) 2018 da dimenticare


L’andamento dell’indice Fideuram Fondi Flessibili e dell’indice FIDA Fondi Diversificati Prudenti nel 2018, fotografa le difficoltà di ottenere rendimenti interessanti da parte della maggior parte dei gestori attivi.

Fonte: ALFA scf

 

Paura della liquidità

Incuranti da sempre del fatto che il processo di investimento parta dall’analisi degli obiettivi e della loro sostenibilità, molti investitori hanno risposto al venir meno di quelle che consideravano certezze, come i rendimenti positivi sui titoli governativi, alzando semplicemente l’asticella del rischio senza chiedersi se fosse sostenibile. Ad aggravare la situazione ci sono poi gli interventi sporadici e disorganizzati sul portafoglio che hanno lo scopo di inserirvi l’ultima trovata dell’industria finanziaria.

Nonostante le dure lezioni che la storia recente ha impartito ai risparmiatori, sono tanti quelli disposti a gettarsi a capofitto sulle proposte d’investimento che gli vengano presentate senza considerarne minimamente il profilo di rischio purché abbiano un elevato potenziale di rendimento. “Guadagnare a tutti i costi” è il motivo per cui in finanza, come in molti altri settori, si sviluppano delle vere e proprie mode destinate ad avere vita breve; vortici all’interno dei quali ancora troppi soggetti vengono risucchiati. È stata la “voglia di diventare ricchi in breve tempo” a generare così tanti acquisti sui Bitcoin ad esempio. La tecnologia blockchain è estremamente affascinante e le sue applicazioni molto potenti ma il motivo per cui le persone sono andate alla ricerca di criptovalute negli ultimi anni, incuranti delle loro valutazioni, non ha nulla a che fare con questo ma è riconducibile esclusivamente all’avidità (figura 2).

Sotto questa luce, scegliere di allocare il proprio denaro in liquidità per quanto rappresenti una soluzione poco “esotica”, non deve essere considerato come arrendevole disinteresse nei confronti dei mercati finanziari, ma come una scelta ponderata e consapevole che può servire a traghettare il patrimonio in un periodo futuro in cui si manifesteranno opportunità di investimento interessanti. La liquidità però non gode di elevata popolarità né tra gli intermediari, perché non genera costi di negoziazione, commissioni di gestione o retrocessioni, né tra gli investitori che hanno paura di un improbabile prelievo forzoso sui conti correnti e che si aggrappano alla scusa della perdita di potere d’acquisto quando non sanno più quale giustificazione apportare alla loro diffidenza.

Ma come fare a capire come e quando abbandonare la liquidità per cavalcare opportunità d’investimento alternative oppure quando rifugiarvisi per salvaguardare il proprio patrimonio?

 

F2) Bitcoin

Andamento del Bitcoin nel 2018. Dopo acquisti forsennati la bolla si è sgonfiata molto rapidamente sulla principale criptovaluta.

Fonte: ALFA scf


Strategia

L’unica strada corretta da percorrere è quella di dotarsi di una strategia d’investimento ovvero di un insieme di regole che guidino il nostro operato per evitare che, in loro assenza, a prendere i comandi siano emozioni e sentimenti, due pessimi consiglieri su temi di natura finanziaria. Maggiore è il grado di dettaglio e di precisione, maggiori saranno le nostre possibilità di essere profittevoli ed avere successo sul mercato nel lungo periodo. Chi si muove a casaccio può essere baciato dalla fortuna nel breve ma se si ha una compagna di viaggio così volubile meglio portarla al casinò.

Investire non è un gioco che si basa sulla speranza che certi fatti si avverino. Al contrario si tratta di un processo che deve essere studiato e sviscerato in ogni sua componente. Solo chi approccia i problemi prima che questi si realizzino è in grado di stabilire in modo distaccato ed oggettivo il miglior comportamento da tenere in ogni situazione. I risparmiatori che invece si trovano ad intervenire sui loro portafogli per gestire eventi che non avevano considerato a priori sono molto più esposti al rischio di farsi guidare da paure e false aspettative.

Anche chi adotta strategie d’investimento di tipo discrezionale deve necessariamente condurre queste analisi ma le strategie d’investimento algoritmiche e quantitative sono senz’altro la forma più completa di premeditazione in materia di scelte finanziarie. Esse non si limitano a stabilire delle regole di acquisto o di vendita ma comprendono anche principi di money management e risk management. Sebbene possano apparire ad un occhio inesperto troppo rigide, tali strategie hanno il vantaggio di non farsi influenzare o tentare da mode passeggere e se correttamente formulate e testate permettono di approcciare scenari di mercato anche molto diversi tra di loro.

Questo non è necessariamente legato alle performance del portafoglio. Non si ottengono risultati positivi tutti gli anni semplicemente scegliendo una strategia d’investimento chiara. Ma anche e soprattutto di fronte ad un segno negativo, conoscere esattamente i motivi che lo hanno determinato rappresenta un enorme vantaggio, un solido incoraggiamento a mantenere saldo il timone senza sbandare, un punto fermo da cui ripartire.

Ciò che contraddistingue una buona strategia pertanto non sono le performance che produce, perché non esistono sfere di cristallo o pietre filosofali, ma la sua flessibilità e capacità di generare risposte anche di fronte a scenari inattesi tenendo lontani dai nostri soldi quelli che millantano certezze e i cialtroni che vogliono vendere fumo (figura 3).


F3) Veggente


Il veggente della serie televisiva Vikings. Non esistono certezze in finanza e chi le propina è sicuramente un ciarlatano.
Fonte: Vikings Wiki


Un caso pratico

Supponiamo di avere a disposizione un universo di oltre 500 fondi in cui possiamo investire e di voler realizzare un portafoglio che si esponga dinamicamente al mercato azionario raggiungendo un peso massimo del 50% nei momenti di bull market e che può azzerarsi in caso in bear market. Ipotizziamo inoltre di volere un portafoglio ragionevolmente concentrato, costituito da pochi strumenti così da agevolare le operazioni di controllo e minimizzare i costi di negoziazione.

La nostra strategia d’investimento potrebbe prevedere di:

  • Escludere tutti i fondi diversificati e a ritorno assoluto in modo da focalizzare l’attenzione solo su quegli strumenti che hanno un chiaro mercato di riferimento.
  • Compiere una scelta basata su criteri trend following dove l’ipotesi sottostante è che le attività che mostrano un trend positivo più convincente di altre performeranno meglio degli attivi che hanno un trend negativo.
  • Ordinare gli strumenti sulla base di un indicatore di trend e realizzare il portafoglio selezionando quelli che occupano i primi posti della classifica.
  • Individuare fino ad un massimo di 5 strumenti azionari a cui attribuire un peso del 10% ciascuno ed investire la restante parte di portafoglio in strumenti obbligazionari e monetari che occupano le prime posizioni della classifica di trend.
  • Generare periodicamente una classifica aggiornata e ruotare il portafoglio ogni qualvolta il portafoglio reale e quello teorico che emerge dalla nuova graduatoria hanno delle differenze sostanziali.
  • Liquidare interamente la componente azionaria di portafoglio quando il mercato azionario globale assume un trend negativo.

 

Queste sono le regole che potrebbero costituire lo scheletro di una strategia d’investimento ma non sono sufficienti. E’ necessario che ogni punto venga ulteriormente sviscerato e dettagliato al fine di non lasciare nulla al caso e soprattutto per impedire alle emozioni di intervenire strada facendo e di condizionare il nostro operato (figura 4).


F4) Numeri


Back Test dei risultati che sarebbero stati realizzati da un investitore che avesse seguito pedissequamente in passato la strategia descritta. Performance al lordo dei costi di negoziazione e dell’impatto fiscale.
Fonte: ALFA scf


Nell’esempio non si fa riferimento all’attuale contesto di mercato e non si stanno cavalcando mode passeggere. Si sta al contrario definendo un piano d’azione che mira a dare una risposta sul comportamento da tenere di fronte ad ogni scenario, valutando tutte le opzioni a disposizione con oggettività ed un buon grado di meritocrazia.

Come già ricordato in precedenza affidarsi ad una strategia non significa ottenere la certezza di “diventare ricchi” e nemmeno di battere sempre il benchmark. Ogni strategia ha dei punti di debolezza e può vivere dei momenti di crisi in cui i risultati possono essere negativi o peggiori del mercato di riferimento. Ma proprio perché in questi momenti siamo più vulnerabili all’adozione di regole di comportamento che nulla hanno a che fare con l’oggettività e la razionalità, è importante codificare preventivamente e studiare le contromisure da adottare in ogni contesto (figura 5).

Il maggior valore di una strategia non sta nelle performance che produce ma nelle risposte che è in grado di fornire.


F5) Equity Line


Evoluzione nel tempo del patrimonio di un investitore che avesse seguito pedissequamente in passato la strategia descritta. Backtest al lordo dei costi di negoziazione e dell’impatto fiscale.
Fonte: ALFA scf

                                                                                                                              Davide Dalmasso


Laureato in Finanza Aziendale e Mercati Finanziari presso l’Università di Torino, Davide Dalmasso ha iniziato la propria carriera lavorativa come analista in FIDA. La sua passione per i modelli quantitativi, le strategie di investimento e la costruzione di portafogli lo hanno portato in ADB dove ha lavorato dal 2010 al 2016, anno in cui la società ha dato vita ad ALFA SCF. Attualmente ricopre il ruolo di Responsabile delle Strategie Quantitative della società.
www.linkedin.com/in/davidedalmasso/


(Articolo pubblicato nel numero 01/2019 di INVESTORS’ Magazine)

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