Home Cultura Una proposta per un’educazione finanziaria differente

Una proposta per un’educazione finanziaria differente

Nell’ambito dell’educazione finanziaria, se da un lato ci sono esperti che sostengono la strategia del “comprare e tenere per sempre”, dall’altra ci sono altri studiosi ed esperti che sostengono come di fronte alle prime avvisaglie di un bear market si debba mantenere un atteggiamento più cauto in ottica di risk management.

 

Quando parliamo di educazione finanziaria rischiamo di finire in un territorio molto indefinito. Infatti, secondo una concezione molto di base del concetto di educazione, per educare qualcuno a fare qualcosa inevitabilmente dobbiamo avere chiaro che cosa si dovrebbe fare.

Quando questa strada maestra non è chiara l’educazione assume dei confini molto più labili.

Quando abbiamo a che fare con eventi di tipo deterministico e lineare può essere molto semplice stabilire la strada maestra da seguire. La difficoltà risiederà poi nel trovare il modo per comunicarla in modo efficace e renderla accettabile al pubblico perché il messaggio venga trasmesso nel modo corretto.

Il problema si pone quando ci troviamo di fronte a logiche che non sono lineari; a questo punto diventa molto complicato, innanzitutto, stabilire una strada maestra, prima ancora di comunicarla a chi la dovrebbe apprendere e seguire.

Ora il problema di cui parlo si sta manifestando in modo molto evidente a seguito dell’esplosione del contagio da Coronavirus ed agli effetti che il timore di pandemia ha innescato sui mercati a fine febbraio.

Per rilevare il fenomeno in maniera empirica basta prendere in mano (o mettere a monitor) i giornali finanziari principali.

Possiamo rilevare come gli esperti ci invitino a fare molte cose, in alcuni casi diametralmente opposte.

Ovvio che per ciascuna fazione i sostenitori della tesi opposta alla loro vadano presentati – complici i social networks – come degli scellerati mossi da biechi interessi personali. In questa sede si invita però il lettore ad osservare questi fenomeni di polarizzazione come un semplice pattern antropologico, senza volere esprimere giudizi e con il dovuto distacco scientifico.

Faccio un esempio pratico, a rischio di banalizzare il concetto, ma con lo scopo di renderlo comprensibile ed immediatamente identificabile. In alcuni articoli ci troviamo di fronte ad un invito a comprare sui ribassi perché questo comportamento ha storicamente avuto un qualche tipo di rilevanza statistica, soprattutto nei periodi in cui i mercati sono tendenzialmente cresciuti pur attraverso fasi di volatilità; ecco, in queste fasi di positività di fondo i ribassi momentanei si sono rivelate effettivamente delle ottime occasioni di acquisto.

D’altra parte, ci sono altri esperti di finanza e giornalisti finanziari altrettanto autorevoli che invitano alla prudenza e sottolineano come scaricare rischio nelle fasi di turbolenza avrebbe evitato gran parte dei ritracciamenti più importanti della storia.

Figura 1) I mesi migliori

Indice S&P 500 da cui sono state eliminate le performance dei mesi migliori.
Fonte: Elaborazione dell’ autore su dati Yahoo Finance

Allora la domanda potrebbe essere posta in questi termini: “Chi dei due ha ragione? Chi sta dicendo la verità e chi invece sta sostenendo delle corbellerie, in modo più o meno consapevole e volontario?”

Tutto questo si ripercuote nell’ambito dell’educazione finanziaria perché se da un lato ci sono esperti che sostengono la strategia del “comprare e tenere per sempre”, protocollo in cui i ribassi rappresentano un’ occasione di acquisto, dall’altra parte ci sono altri studiosi ed esperti altrettanto blasonati che sostengono invece come di fronte alle prime avvisaglie di un bear market si debba mantenere un atteggiamento più cauto in ottica di risk management.

Attenzione, non sto affatto riducendo il concetto di educazione finanziaria a questo scontro di metodologie. Sto usando questo scontro per evidenziare la comprensibile confusione dei risparmiatori.

Il RE è nudo! A chi dobbiamo credere? Ma soprattutto: se nemmeno gli esperti sono concordi fra loro su ciò che vada fatto – L’ esempio di questi mesi è evidente ma ce ne sono centinaia di altrettanto significativi – come si possono creare le linee guida condivise per una educazione finanziaria efficace?

Scegli, buttati e turati il naso: la strada dell’adepto.
Una delle possibili soluzioni è quella che fa rima con la polarizzazione di cui abbiamo parlato prima. Ci si tuffa, per scelta più o meno consapevole, in una delle due (o tre o quattro) piscine principali, ci si pittura il viso in modo minaccioso, e si parte: lancia in resta con un solo credo nella testa.
Non è difficile: il “confirmation bias”, che la natura ha installato nella nostra mente umana, rende il compito molto semplice dopo le prime due o tre settimane dall’ innamoramento e, come sottolineavo in precedenza le dinamiche dei social networks amplificheranno queste nostre convinzioni in modo impressionante.

Figura 2) I mesi peggiori

Indice S&P 500 da cui sono state eliminate le performance dei mesi peggiori.
Fonte: Elaborazione dell’autore su dati Yahoo Finance

Non è questa la sede per una trattazione approfondita sul fenomeno del “confirmation bias”, ma si invita il lettore a fare delle ricerche su questo tema veramente interessante che in questa sede non ho spazio per sviluppare a dovere. A grandi linee si tratta di un processo che ci spinge a ignorare completamente qualsiasi prova ed evidenza che si mostri incompatibile con la nostra idea di fondo. Spinge anche a fare cose molto stupide e sgradevoli, come considerare i portatori di una “verità diversa” come ignoranti, idioti, o addirittura criminali e non è affatto una prerogativa degli argomenti finanziari. Politica, costume, religione sono degli esempi ancora forse più evidenti, ma anche il modo scientifico ed accademico non è affatto immune da questo fenomeno.

Questa strada ha alcuni pro e alcuni contro.
Da un lato rasserena la mente dell’adepto perché se io sono giallo, e i verdi sono tutti criminali, è sufficiente tenere duro nella dottrina dei gialli per entrare fra gli eletti. E questa serenità è una sensazione estremamente gradevole, come lo è sentirsi parte di un gruppo coeso e avere di fronte un nemico facilmente identificabile. Dall’ altro può portare a scelte non in linea con le nostre condizioni personali, con la nostra natura individuale e ad incappare in sorprese amare.

Personalmente la considero la strada facile, quella che fa riferimento alla parte più arcaica della nostra conformazione cerebrale e psicologica e a cui è sufficiente abbandonarsi senza troppi sforzi.

Uscirne è peraltro molto complicato, almeno per esperienza empirica personale: molte delle persone che conosco hanno imboccato questa strada (ovvero la maggior parte delle persone) nel tempo ha magari cambiato fazione, ma è comunque rimasta nella logica manichea che ho descritto.

Un’altra via: presentare dati, le strade e scenari
A mio modesto avviso il problema di cui sopra è posto in termini parziali, proprio perché si dimentica che non ci troviamo di fronte ad un processo di tipo completamente deterministico e lineare, ma, al contrario, ci troviamo di fronte ad un processo stocastico ovvero che può essere misurato soltanto tramite le probabilità. In secondo luogo, questa situazione è particolarmente complicata non si tratta di un test, capire chi ha avuto ragione con maggiore frequenza, ma a capire soprattutto cosa succede quando ho ragione e cosa succede quando ho torto; e soprattutto agli effetti che avere torto o ragione produrrà sulle mie finanze personali e sulla mia psiche. Per lo meno con un certo grado di approssimazione, e ad accettarne le conseguenze positive e negative in modo consapevole.

Il cambio di paradigma che propongo in questa sede è passare da un’educazione che si propone di dirti in qualche modo cosa devi fare e di indicarti quindi non strada più corretta da seguire “tout court” ad una educazione che sia volta a mostrare al risparmiatore le implicazioni positive e negative di ciascuna metodologia, strada che poi verrà finalizzata dalla consulenza in una approfondita analisi del percorso che si vuole intraprendere come investitori e risparmiatori.

Questo approccio avrebbe, secondo i miei dati, un impatto su molti fronti: innanzitutto il risparmiatore sarebbe “preventivamente vaccinato” dagli inevitabili aspetti negativi di ciascuna strategia, inoltre non si troverebbe bombardato da formatori che lo tirano per la giacca verso l’una o l’altra corrente di pensiero ma potrebbe contare su un alleato che consente di decidere con maggiore serenità il percorso da affrontare. Proviamo a vedere in questi termini: cosa accadrebbe se invece di raccontare alle persone che cosa andrebbe fatto, utilizzando le statistiche come un modo per convincere le persone e quindi chiaramente occultando i dati che ci danno torto, si andasse invece ad analizzare le stesse statistiche con lo scopo di mostrare pregi e difetti delle varie correnti di pensiero?

Non lo so. Credo che ci sarebbero più risparmiatori consapevoli e consulenti e formatori molto più poveri, perché questa roba non si vende. I risparmiatori, almeno per ora, chiedono una guida sicura che dipinga il mondo in bianco e nero. Sia esso un consulente di una banca, un indipendente, un educatore o altra figura a cui fare riferimento.
Il vero conflitto di interesse sta qua: questo approccio non vende, la polarizzazione vende. Un sistema che preveda un “dipende” come risposta universale non lo immagino come il driver di smisurato entusiasmo. Ma questo per fortuna è un problema che personalmente mi sento di affrontare con una certa serenità dettata non dalle mie origini benestanti (che non possiedo) ma dalle mie limitate esigenze economiche.

Quindi facciamo il gioco di chi ha ragione; prendiamo un cavallo di battaglia dell’educazione finanziaria classica e proviamo a misurarne l’attendibilità statistica per capire se il fenomeno possa essere descritto da un punto di vista univoco. Oppure se possa essere utile andare a scavare più in profondità per avere una visione più ampia. Ci sarebbero centinaia di esempi ma voglio portare proprio questo perché è tornato di moda e perché lo trovo molto divertente.
Questo cavallo di battaglia è il principio secondo il quale sarebbe particolarmente importante rimanere investiti in qualsiasi condizione di mercato perché uscendo si rischia di perdere i migliori mesi (o giorni etc..) del mercato.

Ho rifatto il giochino perché non mi piace pubblicare dati che non abbia elaborato io stesso e l’ho fatto sulla serie storica dell’indice SP500 senza i dividendi prendendo semplicemente l’indice nella sua valuta originale. Chi mi segue su queste pagine da un po’ di tempo sa bene che preferisco sempre considerare l’indice con i dividendi ed “eurizzarlo” ma in questo caso non è rilevante.
Prendendo l’indice ed andando a togliere rispettivamente i 10, 20 e 30 mesi migliori otteniamo queste serie storiche che riporto con colori diversi in figura 1.
La statistica pare particolarmente evidente e la linea nera tratteggiata (S&P500) viene mal ridotta dai colpi dovuti alla perdita dei mesi migliori. Fin qui tutto bene, la teoria secondo la quale è dannoso uscire dai mercati è, fino a questo passaggio, pienamente confermata.

Poi però io sono il solito “Pierino” e mi sono chiesto, giusto per par condicio: “Cosa accadrebbe eliminando invece i mesi peggiori?”

Ho fatto ri-girare il tutto ed ecco la sorpresa in figura 2, in cui rappresento la stessa serie storica dell’ indice americano a cui sono stati tolti i 10, 20 e 30 mesi peggiori.

Questa seconda lettura, adatta forse ad un millantatore che voglia convincerci di avere trovato il sacro Graal degli investimenti, ribalta la percezione. Varrebbe la pena di movimentare un po’ la strategia per eliminare i mesi peggiori dell’indice.

Ovvio si tratti di un gioco: sarebbe davvero una grandissima fortuna riuscire ad investire eliminando i soli mesi peggiori dell’indice e rientrare per cogliere tutti gli altri! Tuttavia, il dubbio che le probabilità siano più o meno le stesse di perdere tutti i mesi migliori non mi abbandona. Ovvero mi sembra di avere trovato la dimostrazione, per assurdo, che la teoria dell’investitore che perde tutti i migliori rialzi sia poco verosimile.

Volendo perseguire un obiettivo di informazione più ampio possibile ho ordinato alla macchina di filtrare sia i mesi peggiori che i mesi migliori, che statisticamente tendono a verificarsi molto vicini nel tempo, quindi forse, delle tre ipotesi, è la meno peregrina.

Vi propongo i risultati in figura 3. Qui dall’ indice della borsa americana sono stati eliminati i 10, 20 e 30 mesi peggiori ma anche quelli migliori e anche qua le serie ottenute sono state rappresentate con diversi colori.

Figura 3) I mesi migliori e peggiori

Indice S&P 500 da cui sono state eliminate le performance dei mesi migliori e di quelli peggiori.
Fonte: Elaborazione dell’autore su dati Yahoo Finance.

Conclusione
Ecco che le cose si fanno molto meno definite rispetto a come i dati vengono presentati comunemente. La realtà multiforme è che nessuna delle tre cose può essere ragionevolmente replicata, ed il gioco rimane un gioco. Se ne potrebbero fare tanti altri. Il succo del discorso è che per capire cosa potrebbe accadere ai propri risparmi occorre essere disposti a mettere in dubbio le sicurezze acquisite ed essere disposti ad avere davvero poche certezze. Con questo articolo, che mi auguro essere stato anche un po’ divertente nel finale, spero di avere lasciato al lettore qualche dubbio sul modo in cui le statistiche vengono presentate e su quanto ci sia ancora da fare perché l’educazione finanziaria diventi un vero veicolo di trasparenza: quella che a mio avviso andrebbe perseguita come valore fondamentale da parte di chi, per professione, si occupa di assisterci nelle nostre scelte quotidiane. Anche a costo di sacrificare un po’ di denaro e qualche follower o qualche cliente.

(articolo pubblicato nel numero 3/2020 Investors’ Magazine)

 

Fabrizio Monge
Consulente Finanziario dal 2001 e fondatore del blog www.gestionecapitali.com. Appassionato di innovazione nei processi aziendali e di finanza comportamentale assiste le famiglie nella gestione e nella protezione dei risparmi di lungo periodo. fabrizio.monge@gmail.com

 

 

 

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